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Ass. tecnica e progettuale
Storia degli asfalti
FRUET GIANLUCA
ASSISTENZA TECNICA E PROGETTUALE


Informazioni tecniche

In questi ultimi anni, il settore delle costruzioni stradali, comparto pavimentazioni, è stato interessato da importanti sviluppi delle tecnologie di realizzazione e dei materiali disponibili; la ricerca specifica nel nostro Paese, pur faticosamente condotta, segue i modelli di riferimento più avanzati dell'Unione Europea.
Quanto segue è una schematizzazione di alcune tipologie di costruzione e dei materiali impiegati nelle moderne tecniche di realizzazione stradale.


La sovrastruttura


Per definizione "la sovrastruttura è una struttura piana, di spessore variabile a seconda dei casi, sovrapposta al sottofondo o alla massicciata (sia in trincea che in rilevato) e direttamente soggetta all'azione dei veicoli; comprende la fondazione, la pavimentazione e, in caso di esigenze specifiche, ulteriori strati accessori." Essa ha tre funzioni fondamentali:
- garantire ai veicoli una superficie di rotolamento regolare e sicura
- ripartire sul sottofondo le azioni dei veicoli, in maniera tale da non indurre deformazioni sul piano viabile condizionanti per la sicurezza degli utenti e per la stabilità strutturale del corpo stradale
- proteggere il terreno sottostante dagli agenti atmosferici.
La classificazione generalmente adottata, per distinguere i vari tipi di sovrastruttura esistenti, dipende dal tipo di legante utilizzato negli strati della pavimentazione: flessibile, semi-rigida e rigida.
La prima è composta da una fondazione in misto granulare non legato, privo di plasticità e con buona capacità portante, sulla quale vengono posizionati gli strati di conglomerato bituminoso (base, collegamento ed usura superficiale).
La seconda è formata da una fondazione in misto granulare sulla quale è sovrapposto uno strato di base in misto cementato, posta sotto gli strati di conglomerato bituminoso, avente la funzione di incrementarne la rigidezza riducendone la deformabilità.
La sovrastruttura rigida è costituita da lastre di calcestruzzo appoggiate su una fondazione di misto cementato, generalmente realizzata su una sottofondazione in misto granulare.


La pavimentazione

Nella sovrastruttura flessibile la pavimentazione è costituita da strati diversi di conglomerato bituminoso (cb) che, per definizione, "è una miscela, dosata a peso, di aggregati lapidei, filler, additivi e legante."
Gli aggregati lapidei costituiscono la fase solida e portante del materiale rappresentandone la parte principale (90%); sono indicati spesso come "inerti", ma impropriamente, poiché sono sensibili al variare delle condizioni fisiche e climatiche; sono classificati in funzione della granulometria ( grosso - fine - sabbia), della natura petrografica (silicei, basaltici e calcarei) e della provenienza (primo impiego - riciclati); attualmente sono sottoposti a marcatura CE (UNI EN 13043: 2003)
I leganti utilizzati sono bitumi per usi stradali e sono costituiti da una miscela di idrocarburi completamente solubili in solfuro di carbonio, dotati di proprietà leganti; dal punto di vista chimico sono composti da carbonio (80-85%), idrogeno (10-12%) e metalli. I bitumi sono classificati in due categorie: tradizionali e modificati.
Gli strati di conglomerato bituminoso, partendo dal basso verso l'alto, sono così definiti: strato di base, strato di collegamento o binder, strato d'usura superficiale. L'insieme degli strati è definito come "multistrato elastico lineare": la scelta dei vari tipi di materiale ed il dimensionamento devono essere definiti nei progetti esecutivi in base alla classe di traffico che interesserà la strada, alla portanza del sottofondo (indice CBR) ed in funzione dei livelli di sicurezza richiesti (attrito superficiale).
Gli strati inferiori (base e binder) hanno funzione portante e devono resistere alle sollecitazioni di flessione (funzioni strutturali). Lo strato d'usura, invece,ha il compito di garantire predeterminate caratteristiche superficiali della pavimentazione, quali: regolarità superficiale, aderenza ed impermeabilità e deve resistere alle sollecitazioni tangenziali e di taglio (funzioni di confort e sicurezza).
Nel caso degli strati d'usura drenanti, oltre all'aderenza ed alla regolarità superficiale, si richiede anche una elevata porosità per consentire lo smaltimento delle acque, eliminando il fenomeno di aquaplanning e I' effetto spray favorendo contemporaneamente, anche se in valori appena apprezzabili, la fonoassorbenza al transito dei veicoli.


I nuovi leganti

La principale novità che ha interessato il settore nell'ultimo decennio è stata certamente la sperimentazione e la diffusione, oggi a largo raggio, dei cosiddetti "bitumi modificati".
Questi leganti sono prodotti in impianti appositamente realizzati e dotati di idonei dispositivi di misceiazione; nel processo di modffica si utilizzano bitumi di base opportunamente selezionati, ed agenti modmoati polimerici. Si ottengono, cosi, prò otti, stabili nel tempo ed omogenei nella struttura molecolare aventi caratteristiche prestazionali notevolmente migliori rispetto ai prodotti di partenza (leganti tradizionali).
I polimeri sono composti chimici complessi, le cui molecole derivano dall'unione di più molecole semplici, dette monomeri.
Possono essere naturali (gomma naturale e cellulosa) o provenire da processi di sintesi. principalmente diindustria petrolchimica. I principali polimeri sintetici di interesse per le modifiche dei bitumi si differenziano in elastomeri (gomme sintetiche) o plastomeri (materiali plastici).
In estrema sintesi è cosi possibile riassumere le qualità dei bitumi modificati;
- migliore comportamento alla basse e alte temperature; il legante presenta un intervallo viscoelastico su un campo più ampio di temperature e quindi il suo comportamento è più regolare rispetto alle escursioni termiche e le sue proprietà sono meno variabili rispetto alla temperatura (presenta una minore suscettibilità termica).
- aumento della coesione ed adesione agli aggregati lapidei; una delle proprietà che maggiormente distinguono il comportamento dei bitumi modificati dai normali è la coesione cioè la forza che il legante oppone alle sollecitazioni esterne dovute ai carichi Non meno importante è l'adesione, cioè la capacità di aderire stabilmente a materiali diversi, nel caso specifico aggregati lapidei silicei (porfidi) aventi un elevato livello di acidità ed idrofilia
- maggiore resistenza ai carichi ed alla fatica; il comportamento viscoelastico di un bitume modificato risulta caratterizzato da una maggiore componente elastica rispetto ad un bitume tradizionale. La presenza in un conglomerato di questa componente consente un miglior assorbimento delle sollecitazioni citìiche indotte dal traffico veicolare e questo si traduce in una maggiore resistenza alla fatica, inoltre il miglioramento della fase elastica determina una spiccata reversibilità alle deformazioni che si mantiene tale anche sotto razione ripetuta del traffico. Un conglomerato oonfezionato con legante modificato reagisce meglio all'accumulo delle deformazioni residue e non recuperabili, noto a tutti come il fenomeno delle "ormaie" dovute all'azione ripetuta nel tempo dei carichi da traffico.
- maggiore resistenza all'invecchiamento; l'insieme delle Norme cogenti ne settore, da un lato, e la consapevolezza sociale, dall'altro, attribuiscono un valore fondamentale alla durata nel tempo delle prestazioni e dei requisiti dei materiali ancorché determinanti per la sicurezza stradale. Il bitume modificato presenta una maggiore resistenza all'invecchiamento mantenendo nel tempo le proprie caratteristiche e consentendo la realizzazione di conglomerati in grado di raggiungere e conservare più a lungo le prestazioni ottimali.


I nuovi conglomerati bituminosi

Risulta quindi più apprezzabile il fatto che, mediante i bitumi modificati, si è oggi in grado di produrre conglomerati bituminosi migliori in termini di sicurezza e di durata. Di seguito sono riassunti i principali prodotti di nuova concezione:
- conglomerati drenanti fonoassorbenti: sono utilizzati negli strati di usura in strade che presentano traffico veloce o che sono soggette a problematiche connesse sia alla fonoassorbenza, sia alla sicurezza con lo scopo di favorire l'aderenza in caso di pioggia, eliminando il velo d'acqua superficiale, ridurre o eliminare gli spruzzi e le nebbie d'acqua, particolarmente pericolosi in fase di sorpasso, ridurre l'abbagliamento da riflesso dei fari sulla superficie bagnata ed infine abbattere il rumore prodotto dal rotolamento del pneumatico sulla strada.
- conglomerati splittmastix asphalt (SMA): anch'essi sono utilizzati negli strati di usura per strade soggette a condizioni molto severe di traffico e di clima, garantendo elevata resistenza alla deformazione in condizioni difficili, quali traffico pesante e temperature elevate. Particolarmente adatti per pavimentazione di ponti, viadotti e piazzali porta container. Le principali finalità di questo materiale sono di migliorare l'aderenza in condizioni di asciutto e in caso di pioggia, impermeabilizzare e proteggere completamente lo strato e la struttura sottostante ed infine attenuare il rumore di rotolamento dei pneumatici.
- conglomerati ad alto modulo: sono impiegati soprattutto negli strati di base e di collegamento allo scopo di aumentare la resistenza e la durata delle pavimentazioni sottoposte a notevoli carichi statici e dinamici ed interessate da elevato traffico veicolare pesante (piazzali ed aeroporti). Alle alte temperature questo materiale è più rigido di uno strato di conglomerato tradizionale di pari spessore, alle basse temperature invece il
conglomerato ed alto modulo è meno rigido di uno tradizionale: Questa particolarità conferisce un' elevata resistenza alla fatica.


Il riciclaggio del conglomerato bituminoso

Riciclare, significa, per definizione, "utilizzare uno scarto di lavorazione o un residuo di demolizione per produrre un nuovo prodotto"; nell'uso comune, in campo stradale, con questo termine si intende qualsiasi possibilità di recuperare e riutilizzare il materiale fresato ed anche altri prodotti (es. scorie d'altoforno), nella produzione di un nuovo conglomerato bituminoso. Nel rispetto delle specifiche metodologie produttive, si può sicuramente affermare che il fresato può essere recuperato e reimpiegato totalmente con grande vantaggio per l'ambiente. Si riduce infatti il ricorso alle cave di prestito per i nuovi aggregati lapidei, si riutilizza il legante bituminoso della vecchia pavimentazione, si evita di portare in discarica un materiale da costruzione di ottima qualità che ha solamente concluso un ciclo della sua vita utile. Tutte quelle attività ed azioni che permettono il recupero ed il riutilizzo del fresato tramite il riscaldamento, rientrano nelle attività di riciclaggio a "caldo", mentre le attività che non prevedono il preventivo riscaldamento dei materiali, ma semplicemente l'aggiunta di leganti e rigeneranti rientrano nelle attività di riciclaggio a "freddo".
La tecnica del riciclaggio a freddo delle pavimentazioni bituminose è relativamente recente ed è oggetto di ricerche e sviluppi continui; sono ancora molte e complesse le variabili ed i fattori che ne condizionano lo sviluppo. Tuttavia, essa rappresenta inequivocabilmente una nuova sfida per tecnici, progettisti e per l'intera industria del settore.


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